giovedì 27 dicembre 2007

Cronache natalizie



Sabato 22 sono rientrato al paesello per passare con i miei cari quindici giorni di vacanza.

Anche se questi giorni non sono andati esattamente come auspicavo, devo dire che sono stati densi di eventi che mi va di segnalare, anche con qualche voto alla Gianni Mura.

La famosa preparazione è cominciata, con tre uscite contraddistinte dal "rapportino" (voto 6: efficace, ma dopo due ore che mal di culo!) e tramontana (9 per il cielo limpido che dona, 3 per la faticaccia a pedalare contro vento).

Sabato ho chiesto ad un'amica "come stanno i tuoi?" ottenendo per risposta "abbastanza bene". Mercoledì ho partecipato al funerale di uno dei due genitori, ad Avenza. Sono episodi che quando accadono a ridosso del Natale, festa della vita, ti obbligano ad un supplemento di riflessione, ad andare oltre la superficialità di un cenone, oltre la freddezza di un voto.

La piazza del paesello sprizza di automobilistica vitalità. Voto 1. La sera della Vigilia si presentava ai miei occhi come mai nelle Vigilie dei 17 anni scorsi (zero "con l'ancora" ai 17 anni precedenti): un caotico e immenso parcheggio che neanche a Caracas si vedono cose del genere. Mi dicono che l'ordinanza dell'isola pedonale sia stata revocata dopo la protesta di un manipolo (nemmeno maggioritario) di commercianti, molti dei quali compaiono nel volantino natalizio di "vivi il centro" dove si promuove una Pontremoli "slow" (alla faccia!) e una serie di iniziative di rivitalizzazione del centro. Fantastico! 10 e lode. Molto più preoccupante il fatto che non si sia tenuto conto di quel 96% di cittadini che nell'estate ha dichiarato nero su bianco il suo sostegno alla pedonalizzazione del centro.

Oh, se ai pontremolesi va bene così, perchè si deve avvelenare l'anima chi vive sul Passo della Cisa? Ergo, ci ho bevuto su due bianchi oro (voto 10) con l'amico Paul (8 per il suo imminente capodanno a Praga, 4 per la scelta di dare un esame il giorno dopo il falò). Good choice.

Sempre in tema di macchine, ho fatto una bella dormita sulla mia, domenica prima di cena. Peccato che la macchina fosse in movimento. E che la stessa abbia approfittato della mia distrazione per fare gli auguri di Natale ad una Passat ferma allo stop. Cose che capitano. Voto meno 10. Constatazione amichevole. Anche qui, non conviene incazzarsi. Meglio berci su. Questa volta da Alvaro (8 per lo stordente, 7 per la compagnia e il cappuccio della domenica prima della messa delle 8).

Nel pomeriggio antecedente il simpatico scambio augurale Peugeot-Passat, gita bagnata alle Cinque Terre in compagnia di Marina, Alessandro, Federica con il suo Alex-Magnuss nel pancione. Bella giornata. A buon prezzo il ristorantino (voto 6) di Corniglia. Ci torneremo.

Marco della Musica Cittadina (voto 8) mi segnala che il mio blog (voto 10) sputa virus. E' una fonte attendibile. Segnalatemi se anche a voi accade. C'è chi dice siano i video di Youtube. Può essere, ma non chiedetemi di cancellare Giovanni Paolo I (senza voto: troppo breve il pontificato per un giudizio) o la Parigi-Roubaix (9).

I maiali di papà hanno raggiunto peso ragguardevole. Stanno diventado salumi altrettanto ragguardevoli (voto 1o anche per la mia manodopera) in queste ore.

Sabato cena dall'Elena (10 per l'ospitalità della sua famiglia). E mi tocca, forse, fare il famoso riso alle mele...

Domenica, San Silvestro e Capodanno a Sanremo (voto 10 per la gloriosa Milano-Sanremo, voto -9 per il Festival) dagli amici Alessandra e Umbè (9 ad entrambi).

lunedì 24 dicembre 2007

Buone Feste



Ultimamente un pò inflazionati, gli auguri del grande vescovo pugliese... ma comunque sempre un bel pugno nello stomaco. A me per primo.

Laicamente, Buone Feste a tutti.

Cristianamente, un Santo Natale e un 2008 baciato dalla provvidenza.


AUGURI SCOMODI

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.
Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali
e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora,
vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.
E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

Tonino Bello

venerdì 21 dicembre 2007

Si ricomincia


Ricominicia la stagione ciclistica. Come? - si chiederanno i meno esperti - ricominci in pieno inverno? Con questo freddo?
Risposta: certo che sì. Come il grano si miete a giugno ma il seme cresce lentamente sotto la neve e nelle rigidità invernali, anche i frutti dell'allenamento si raccolgono al caldo ma dopo tanti allenamenti al freddo. Domani, approfittando di qualche giorno di vacanza, si comincia. Primo step: 700-800 km di agilità. Tutti con il 39. Mulinando sempre a 100-110 pedalate al minuto, cercando di rimanere sotto la soglia ed evitando inutili salite o scatti e controscatti con gli amici. Un paio di uscite la settimana più - se ci sta - una seduta di rulli.
Lavoro inutile? No, è la base per una crescita della forma graduale ma efficace. Certo, ci vogliono pazienza e costanza. Ma i risultati arriveranno. Finita la prima fase (fine gennaio se il tempo ci assiste) si partirà con i lavori specifici: ripetute forza-resistenza, allunghi, le prime salite, la distanza.
Le pedalate nei mesi invernali sono l'occasione per rinfrescarsi l'animo e la testa dopo troppe settimane passate al chiuso; danno l'opportunità di vedere la natura sotto una luce diversa ma non meno bella (i miei percorsi preferiti per questa fase: la ciclovia sul Taro da Viarolo a Sissa, nel parmense, e il giro Marinella-Romito-Ceparana in val di Magra); permettono di assaporare poco a poco l'addolcirsi del clima e l'arrivo lento e silenzioso della primavera.
Si ricomincia dunque. Prima corsa verso metà marzo (forse la Città di La Spezia con la meravigliosa Litoranea inondata del primo sole e il mare giù oltre il guard-rail). Chissà... forse con una bici nuova?
Come diceva il grande Bugno: vedremo.

giovedì 20 dicembre 2007

Cosa sarebbe stato se...

La storia, si sa, non si fa con i "se" con i "ma"... la storia è 
storia, punto. Ma mi piace chiedermi lo stesso: cosa sarebbe stata
la Chiesa se quest'uomo non fosse scomparso così prematuramente?



la Chiesa ha fatto due liste : sette opere di misericordia temporale e sette spirituale. Non sono complete. Bisognerebbe aggiornarle. Per esempio, la fame. Oggi, non si tratta più solo di questo o di quell’ individuo. Sono popoli che hanno fame. Noi ricordiamo tutti le grandi parole del grande Papa Paolo VI : « I popoli della fame interpellano in maniera drammatica i popoli dell'opulenza. La Chiesa trasale a questo grido di angoscia e chiama ognuno a rispondere con amore al proprio fratello ». E poi qui, la giustizia si unisce alla carità perché il Papa dice anche, nella Populorum Progressio sempre : « La proprietà privata per nessuno è un diritto inalienabile ed assoluto. Nessuno ha la prerrogativa di poter usare esclusivamente dei beni in suo vantaggio oltre il bisogno, quando ci sono quelli che muoiono per non aver niente ». Sono parole gravi, insieme ad altre. Alla luce di queste parole, non solo le nazioni, ma anche noi privati, specialmente noi di Chiesa, dobbiamo chiederci : abbiamo veramente compiuto il precetto di Gesù che ha detto : “Ama il prossimo tuo come te stesso ” ?

[Giovanni Paolo I, udienza generale del 27 settembre 1978]

Post Scriptum:
un piccolo commento , che non vuole essere polemico, al filmato. Di recente un bambino che si apprestava alla prima comunione si è rivolto al Papa dicendo lui più o meno: "se Dio esiste, perchè non lo vedo, non lo tocco?". La risposta del Papa: "Anche la ragione non la vedi, ma esiste", e via andare con un ragionamento su fede e ragione davanti ad una platea di pargoli di quell'età... notate qualche differenza nello stile?
Ripeto: nessuna polemica. Solo l'intento (dichiarato alla nascita del blog) di evitare i facili rettilinei in favore di tornanti e strade strette...

mercoledì 19 dicembre 2007

Rattle and Hum - La visione

Ieri sera mi sono visto il dvd di Rattle and Hum (vedi post di lunedì). Quali sensazioni?
Beh, ho ritrovato gli U2 che piacevano a me, senza occhiali a mosca, senza fidanzamenti glamour (ricordate Adam Clayton e Naomi Campbell?), senza atteggiamenti da mostri sacri. Insomma 4 normali ragazzi della povera Dublino in giro per il mondo.
Poi ho ascoltato buona musica, per dio! E mi sono venuti tanti ricordi di quegli anni adolescenziali: la nostalgia è davvero una brutta bestia, almeno per me.
La canzone che ho riascoltato più volentieri? I still haven't found what I am looking for... davvero profonda. Un testo, inoltre, che calza molto con la mia storia da quando ho piano piano dismesso gli U2 e con il mio stato d'animo di questi mesi...
I have climbed the highest mountains / I have run through the fields / Only to be with you /Only to be with you / I have run I have crawled / I have scaled these city walls / these city walls / Only to be with you /But I still haven't found What I'm looking for

martedì 18 dicembre 2007

Per Claudia ed Elena (e mariti!)

Visto il successo dei post con le ricette (gira voce che qualche utente ha passato alla moglie la ricetta del dolce al semolino e l'ha obbligata a farglielo, anche senza i chicchi di caffè), propongo oggi un risotto un po' originale.
Me lo sono inventato io, una gelida sera del gennaio 2006; arrivai a casa da Parma il giorno successivo alla nevicata più abbondante dal 1985. I miei non erano a casa da giorni e così, dopo avere raggiunto i Chiosi affondando nella neve fino alle ginocchia e con la valigia in testa, dovetti spalare neve tutto il giorno per riuscire a entrare in casa, raggiungere la legnaia, aprire un varco nel pollaio per alimentare polli e galline. Arrivai al tramonto esausto e realizzai che non c'era granchè da cena... ma l'idea di scendere in paese per fare scorte raddoppiava il freddo e la stanchezza. Fu così che decisi di arrangiarmi col poco che c'era in cambusa e inventai questo risotto insolito ma eccezionale.

Dunque: il soffritto è sempre quello: olio (burro se siete parmigiani), cipolla e aglio. E anche il brodo si fa alla svelta, con il solito mezzo dado.
La mela: ne serve mezza per persona, più un eventuale altro quarto per la guarnitura del piatto se volete proprio fare i fighetti. Si consiglia mela golden o stayman. No renetta, quella è ottima per una squisita mela cotta. Prima di buttare il dado nell'acqua bollente, scottate la mela tagliata a fette non molto sottili nell'acqua, e ritiratela.
Quando soffritto e brodo sono pronti, gettare il riso nel soffritto (75-80 grammi per persona) e fatelo tostare sin quando è lucido. A quel punto un bel bicchiere di vino bianco lo farà sfumare a dovere* . A quel punto iniziare a versare il brodo mescolo dopo mescolo e girare. A metà cottura (diciamo dopo 7-8 minuti se il tempo di cottura sulla confezione è sui 15-18 minuti), gettare anche la mela.
Quando il riso è pronto, spegnere e mantecare** con una noce di burro. Servire in tavola con parmigiano per chi lo vuole.

* La sfumatura è fondamentale, come dice l'amica Clara con cui sperimentammo il riso alla banana. Evitare quindi di pensare di fare un buon risotto anche senza il vino!
** Occhio: mantecare non significa mescolare rudemente stile "betoniera", bensì muovere la casseruola in modo che il riso giri su se stesso e il burro, a contatto con l'aria fredda esterna alla pentola si solidifichi producendo una sorta di "guaina" attorno al riso. Comunque, Claudia ed Elena, anche se non siete brave mantecatrici e i vostri mariti scompaiono con ottime scuse del tipo "vado a lavarmi le mani" nel momento topico, il risotto dovrebbe venire gustoso ugualmente.

lunedì 17 dicembre 2007

C'era una volta

Questa mattina ho comprato in edicola il dvd del docu-film "Rattle and Hum", un documentario della tournée degli U2 negli Stati Uniti, nel 1987. Il film uscì contestualmente a uno dei migliori album della storia degli U2, uscito con lo stesso titolo e contenente diversi inediti ispirati alla tradizione folk americana, oltre che al live di alcuni grandi successi del gruppo.

Proprio in quegli anni adolescenziali mi innamorai degli U2, della loro lirica e dei loro testi impegnati, che molto hanno fatto nella mia formazione. In breve tempo riuscii a procurarmi tutta la discografia (allora ancora tutta in cassetta!) oltre che una buona serie di bootlegs, biografie, testi, poster, etc. Riuscii a vedere dal vivo a Bologna nel 1993, grazie alla mia animatrice parrocchiale, Evelina, che garantì a mia mamma di tenermi sotto controllo. Conobbi in quell'occasione anche il fidanzato e oggi marito di Evelina, Bruno, un grandissimo appassionato di ciclismo che come me in quei giorni soffriva per le batoste di Bugno sulle Alpi al Tour. Ma questa è un'altra storia.
Rividi infine gli U2 a Reggio Emilia nel 1997, questa volta senza tutori. Ricordo di allora i fischi a salve verso uno sconosciuto gruppo di supporto, i Prozac+, che suonarono tra l'insofferenza generale anche il tormentone di pochi mesi dopo, "acida".

"Pop", in quell'anno fu l'ultimo album che acquistai degli U2 (il primo che comprai in cd). Il sound non mi convinceva più. Così come certi atteggiamenti da santone o da telepredicatore che Bono stava assumendo. Ma cancellai definitivamente gli U2 dalla mia musica nel 2001. Bono, che l'anno prima si era fatto animatore della campagna per la cancellazione del debito a fianco del Papa, negli ultimi mesi di quell'anno, l'anno della mattanza di Genova, delle elezioni di Bush e Berlusconi e di tante altre brutte cose, si era speso in una dichiarazione pubblica a favore dei bombardamenti dell'Afghanistan, come giusta ritorsione per l'attentato delle Torri Gemelle... come se i pastori afghani che peraltro pascolavano da 20 anni le loro pecore in mezzo alle mine, o i poveri analfabeti e storpi di Kandahar fossero colpevoli di quell'attentato. Bono disse più o meno "per anni sono stato critico verso la politica americana, oggi è il momento di saldare quel debito. Se avessi avuto un figlio morto al WTC non so come avrei reagito". La domanda che io avrei posto a Bono sarebbe stata "E se tu avessi avuto un figlio vittima dei bombardamenti di Kabul?". Ma io non avevo la possibilità di parlare con Bono, di chiedergli cosa è cambiato da quando cantava gli orrori dei bombardamenti di Reagan a San Salvador , da quando scriveva pezzi sulla rappresaglia di Londonderry nella sanguinosa domenica del 1972, o da quando inneggiava a Marthin Luther King.

Forse è cresciuto il conto in banca, forse il senso di onnipotenza, forse entrambe le cose. Fatto sta che nel mio immaginario gli U2 sono morti con quelle dichiarazioni. Non ho più acquistato o sentito loro pezzi. Preferisco ricordare gli U2 pacifisti e cattolici degli anni '80 rispetto agli U2 del denaro, del potere e della musica commerciale di questi anni.

giovedì 13 dicembre 2007

Senza benza

Quattro pensieri buttati giù di getto, in questi giorni in cui ho molto da fare.

Lo sciopero dei TIR è stato l'ennesimo esempio di come egoistici e poco lungimiranti atteggiamenti di corporativismo continuino a affossare e condizionare l'Italia. Solo per parlare delle inefficienze di questo settore, delle sue collusioni con la politica e dei guai ambientali che ci crea, leggi l'illuminante articolo di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera di ieri

Ma una cosa positiva questo sciopero ce l'ha avuta. Quella di fare scoprire agli italiani quanto è effimero e privo di senso il loro stile di vita. Nel nostro quotidiano dobbiamo sempre posare il culo su una macchina. Per andare al lavoro, anche se in pieno centro; per andare a fare spesa, per andare dove si andrebbe più comodamente in bus. Se ci fosse sufficiente spazio qualcuno andrebbe con la macchina persino dalla cucina al bagno.
E visto che tutti vogliamo andare in macchina, ci incazziamo per la presenza delle strisce pedonali e dei ciclisti, che fanno perdere tempo e sono sfigati. Ci incazziamo per i semafori e scegliamo il sindaco in base a quante rotonde fa (poi se qualcuno dorme sotto i ponti chi se ne frega!). Ci incazziamo per il parcheggio che manca, per il parcheggio a pagamento, per il parcheggio troppo lontano dal centro estetico.
Vogliamo andare in macchina ovunque, anche quando ci dicono che sta per venire una tormenta, salvo poi incazzarci perchè la protezione civile non ci ha portato il tè caldo mentre eravamo bloccati in autostrada.
Ci hanno messo in testa che la macchina è sinonimo di libertà (individuale, off course! se no che libertà sarebbe?) ed invece è solo il mezzo per incolonnarci ovunque (in vacanza, al centro commerciale), e per essere incazzati con il mondo, a partire dai lavavetri romeni che osano avvicinarsi così pidocchiosi al nostro SUV, peraltro una macchina che beve più di un secchio bucato, con un bollo da urli, ma largamente acquistata da chi poi si lamenta gridando più forte di tutti del costo della benzina e delle tasse troppo alte.
Tutto ciò premesso: ci hanno lasciato due giorni senza benzina e abbiamo scoperto che tutta la nostra onnipotenza consumista, la nostra libertà individuale e la nostra felicità si sono bloccate. Insomma, basta un niente per fare a pezzi tutte le certezze su cui si fonda il nostro (in)felice stile di vita.
Un solo esempio: oggi la piscina era semi-deserta (che goduria per noi sfigati che arriviamo sin là con il 5 o il 9, due linee che passano ogni 12 minuti!) perchè le macchine erano a secco o dovevano economizzare benzina in vista del week end.
E questo è solo un antipasto: cosa succederà quando il prezzo della benzina salirà ancora di più? Faremo sempre finta di niente? O quando zone sempre più ampie verranno chiuse al traffico per l'eccesso di smog che ci fa morire?
L'unica speranza è che qualcuno in questi giorni, dovendo provare l'onta sociale di non mettere in moto la sua macchina abbia pensato "però, tutto sommato sono sopravissuto anche senza" e girando sperso per quel pianeta sconosciuto che è il marciapiede si sia accorto che a differenza di quanto accade in strada, dove affiancati in colonna ci si guarda in cagnesco dagli abitacoli, sul marciapiede quando ci si affianca ci si osserva e talvolta ci scappa anche un saluto, un sorriso, uno scambio di sguardi. Insomma, si fanno relazioni, ci si contamina con gli altri, si accettano le diversità. E magari si arriva a casa o in ufficio stranamente meno tesi... che sia un nuovo inizio per qualche cittadino di questo paese sempre più incazzato e individualista?

martedì 11 dicembre 2007

Strade del Nord



In questi mesi senza corse cresce la voglia di primavera, quando il ciclismo torna a scaldare i nostri cuori come una pianta in fiore dopo il gelido inverno. Questo nel video è il tratto più epico della Regina delle Classiche, la Parigi-Roubaix.
Dedicato agli amici delle pietre Guido-Roubaix e Alessandro-Carrefour de l'Arbre.



lunedì 10 dicembre 2007

Riposino in pace

Non ci sono parole, per loro e per gli oltre mille morti sul lavoro all'anno della sesta potenza economica mondiale. Solo una dedica. Per quel poco che può contare.

La locomotiva
(Francesco Guccini, 1972)

Non so che viso avesse, neppure come si chiamava,
con che voce parlasse, con quale voce poi cantava,
quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli,
ma nella fantasia ho l'immagine sua:
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli...

Conosco invece l'epoca dei fatti, qual' era il suo mestiere:
i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere,
i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti
sembrava il treno anch' esso un mito di progresso
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti...

E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano
che l'uomo dominava con il pensiero e con la mano:
ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite,
sembrava avesse dentro un potere tremendo,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite..

Ma un' altra grande forza spiegava allora le sue ali,
parole che dicevano "gli uomini son tutti uguali"
e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
la bomba proletaria e illuminava l' aria
la fiaccola dell' anarchia,
la fiaccola dell' anarchia,
la fiaccola dell' anarchia...

Un treno tutti i giorni passava per la sua stazione,
un treno di lusso, lontana destinazione:
vedeva gente riverita, pensava a quei velluti, agli ori,
pensava al magro giorno della sua gente attorno,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori...

Non so che cosa accadde, perchè prese la decisione,
forse una rabbia antica, generazioni senza nome
che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore:
dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore...

E sul binario stava la locomotiva,
la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva,
sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno
mordesse la rotaia con muscoli d' acciaio,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno...

E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo
pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto.
Salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura
e prima di pensare a quel che stava a fare,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura...

Correva l' altro treno ignaro e quasi senza fretta,
nessuno immaginava di andare verso la vendetta,
ma alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno:
"notizia di emergenza, agite con urgenza,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno..."

Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva
e sibila il vapore e sembra quasi cosa viva
e sembra dire ai contadini curvi il fischio che si spande in aria:
"Fratello, non temere, che corro al mio dovere!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!"

E intanto corre corre corre sempre più forte
e corre corre corre corre verso la morte
e niente ormai può trattenere l' immensa forza distruttrice,
aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto
della grande consolatrice,
della grande consolatrice,
della grande consolatrice...

La storia ci racconta come finì la corsa
la macchina deviata lungo una linea morta...
con l' ultimo suo grido d' animale la macchina eruttò lapilli e lava,
esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo:
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava...

Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
mentre fa correr via la macchina a vapore
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva, come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l' ingiustizia,
lanciata a bomba contro l' ingiustizia,
lanciata a bomba contro l' ingiustizia!

venerdì 7 dicembre 2007

Defensor Civitatis


La comunità pontremolese ricorda la figura del suo beneamato vescovo Mons. Giovanni Sismondo a 50 anni dalla sua nascita al Cielo, avvenuta il 7 dicembre 1957.

Monsignor Sismondo nacque a Brusasco nella diocesi di Casale Monferrato il 13 settembre 1879 da Giuseppe ed Irene Mijno. I suoi genitori erano contadini e fu a questa scuola di vita, dura ma legata agli eterni valori della fede cristiana che Sismondo crebbe. Terminate le scuole elementari, aiutò la famiglia nel lavoro dei campi. Fu ordinato sacerdote il 16 luglio 1905. Conseguita la laurea in dogmatica nel 1907 presso la facoltà di Torino, insegnò in seguito eloquenza, storia e teologia morale presso il seminario di Casale. Il 6 febbraio 1930 l'Osservatore Romano riportava la nomina di monsignor Sismondo a vescovo di Pontremoli. Il 13 aprile, sotto una pioggia scrosciante (così riportano le cronache dell'epoca), fece il solenne ingresso in Pontremoli, iniziando un apostolato durato 25 anni. Nel luglio del 1939 celebrò il secondo Sinodo diocesano, in occasione del decennio di episcopato fu nominato dalla Santa Sede assistente al soglio pontificio. Ma l'opera di monsignor Sismondo emerse e acquistò particolare rilievo durante la guerra. In quel periodo, assieme ai giovani canonici don Oreste Boltri e don Marco Mori, operò con illuminato vigore intervenendo ripetutamente contro i rastrellamenti e tutte le forme di violenza, salvò dalla morte moltissimi partigiani dando il suo appoggio al movimento della Resistenza. Fu più volte minacciato dai nazifascisti, fatto per due volte prigioniero dai tedeschi, fu oggetto di una meschina campagna di calunnie e ricatti che, tuttavia, non lo piegò. Tra i molteplici episodi si ricorda quello accaduto nella notte tra il 25 e 26 aprile del '45: al tenente prussiano che era venuto ad arrestare il vescovo ed i suoi collaboratori e ad annunciare che la città sarebbe stata bombardata, se non fossero stati rintracciati due tedeschi del comando fuggiti con importanti segreti militari, monsignor Sismondo disse: "Voi non avete diritto di infierire contro una città indifesa, né di toccare i suoi abitanti, i suoi viveri e le sue case. Nessuna legge può giustificare la vostra violenza. Se volete del sangue prendete il mio!". Nel dopoguerra una grave malattia minò la sua forte tempra nell'ottobre del 1954 fu costretto a rinunciare al governo della diocesi di Pontremoli. Partì da Pontremoli il 2 febbraio del '55 e si ritirò a Torino nella Piccola Casa della Carità. Prima di morire volle inviare a Pontremoli il suo ultimo omaggio: tre rose a testimoniare il suo amore per la città. Si spense il 7 dicembre 1957 e la sua salma venne trasportata a Pontremoli e tumulata nella Cattedrale.


Il Programma della celebrazione, domenica 9 dicembre 2007:

ore 15:00 - Raduno dei partecipanti in Piazza Italia e deposizione di una corona al monumento a Mons. Sismondo
ore 15:45 - Teatro della Rosa: Saluti delle autorità; a seguire:

Prof. Giulio Armanini: Mons.Sismondo: un vescovo in Lunigiana tra azione pastorale e impegno civile.
Prof. Luciano Bertocchi: Il ruolo della comunicazione nella pastorale di un vescovo in anni difficili.
Mons. Pietro Tarantola: L'umiltà di Mons. Sismondo nel ricordo di chi l'ha conosciuto.

ore 18:00 - Santa Messa in Cattedrale celebrata dal Vescovo di Volterra Mons. Alberto Silvani.
Interverranno i rappresentanti del Comune di Brusasco, città natale di Mons. Sismondo.

giovedì 6 dicembre 2007

Informazione italiana

Un illuminante articolo tratto dal blog di Gennaro Carotenuto.
(Un ringraziamento a Simona di Farfalle in Cammino per la segnalazione)

LA TORBIDA XENOFOBIA DEI MEDIA ITALIANI

di Gennaro Carotenuto
(26 novembre 2007)

Cosa succederebbe in Italia se un pregiudicato romeno ubriaco investisse sulle strisce una signora italiana con due bambini e la riducesse in fin di vita? La risposta è facile, diverrebbe in un lampo prima notizia su tutti i media e molti sciacalli sarebbero pronti a organizzare fiaccolate, a chiedere mano dura, espulsioni e a fare passeggiate vestiti come Humphrey Bogart. Cosa succede se avviene il contrario? Questa settimana ne abbiamo avuto una ATROCE dimostrazione pratica. E i media italiani ne escono in maniera vergognosa.
La storia, nella sua crudezza, è semplice. Il giorno 20 novembre in pieno giorno, nella città di Roma, la cittadina rumena Marinela Martiniuc, 28 anni, attraversava sulle strisce nei pressi di una scuola. Spingeva una carrozzina con suo figlio Elias di appena quattro mesi e teneva per mano sua nipote Adina di 12 anni.
Sono stati spazzati via da un'auto guidata da un cittadino italiano, in evidente stato di ebbrezza, e appena uscito di galera. Il neonato è stato sbalzato a 20 metri di distanza, la piccola Adina ha avuto multiple lesioni alle gambe. La signora Martiniuc è stata per 24 ore incosciente ed in pericolo di vita. Tutt'ora è ricoverata in condizioni critiche.
Nessun giornale o gr o tg ha ritenuto opportuno diffondere la notizia. Questa è stata diffusa oggi, cinque giorni dopo, solo in una lettera inviata da Anna Maffei, presidente dell'Unione cristiana evangelica battista italiana, pubblicata dal quotidiano Il Manifesto.
Maffei invita a una riflessione sul ruolo dei media nella costruzione del clima di insicurezza e di crescente intolleranza e xenofobia fra la gente comune. Ha ragione: i media mainstream oramai formano un compatto partito del pregiudizio e utilizzano il loro sterminato potere per diffonderlo ad arte. Per un'elementare regola giornalistica infatti, se i romeni e solo i rumeni (o i rom che per il giornalista medio è lo stesso) sono tutti stupratori, assassini, ladri, autisti ubriachi, l'ennesimo cane che morde l'uomo non deve far notizia. Ma se è l'uomo italiano (pregiudicato e ubriaco) a mordere la cagna rumena, questa non dovrebbe essere una notizia più del suo stereotipato opposto? Non dovrebbe causare scandalo e vergogna che un nostro connazionale abbia ridotto in fin di vita una donna straniera e due bambini?
Sarebbe un triste paradosso, ovviamente, se solo per questo i media facessero un buon servizio all'informazione. La Maffei centra perfettamente il punto. Oggi i media mainstream, manipolando e scegliendo le notizie in maniera intenzionale, rappresentano un generatore di insicurezza sociale, intolleranza e xenofobia. E i giornali italiani che strillano l'investimento (o lo stupro, o l'omicidio) di una cittadina italiana da parte di un cittadino straniero, ma nascondono il caso opposto e sminuiscono sistematicamente i crimini dei quali gli stranieri sono vittime, vanno definiti per quel che sono: razzisti.
Per turpi fini (politici o commerciali che siano) si stanno prestando a mettere in pericolo la convivenza civile in questo paese e stanno giocando con la nostra democrazia. E' tempo che chi ha a cuore la convivenza civile in questo paese chieda sistematicamente loro conto delle loro intenzioni e malintenzioni. Un altro giornalismo è possibile.

mercoledì 5 dicembre 2007

Nutriente e dietetico: il semolino

Visto che i post sulle bevande sfiziose ottengono un ottimo successo, oggi vi propongo la ricetta di un dolce: la torta di semolino. Il ricordo nostalgico di quando ero bambino e la preparava per le grandi occasioni mia nonna (era l'unico dolce del suo pur vasto "repertorio" di cucina contadina), mi ha spinto in questi mesi a rispolverare la ricetta.
Domenica il dolce ha fatto la sua prima "uscita pubblica" in occasione della visita dei miei amici parmigiani di là dalla Cisa, ed ha ottenuto un ottimo successo.

Il dolce al semolino è un dolce nutriente, indicato per chi fa parecchia attività fisica (per Federica e Cristiano: non so se il discorso comprende anche l'attività fisica di tipo sessuale). Allo stesso tempo è un dolce dietetico, non contenendo grasso (tranne il pochissimo burro).

Ecco la ricetta dunque.
Mettere in una pentola 2 litri di latte, 500 grammi di zucchero, 350 grammi di semolino, una scorza di limone e 6 chicchi di caffè. Portare a ebollizione a fuoco lento facendo bene attenzione a mescolare sempre per evitare che si attacchi in fondo alla casseruola. Quando il composto si è addensato spegnere il fuoco e togliere la scorza di limone e i chicchi di caffè.

Unire al composto 6 uova preventivamente sbattute e mescolate con mezzo bicchiere di Archermes. Mescolare il tutto fino ad avere ottenuto un composto omogeneo e bene amalgamato.

Versare il contenuto in una teglia leggermente imburrata e spolverata di semolino. Il composto non dovrà essere più alto di due dita. Scegliete quindi una teglia sufficientemente grande. Mettere in forno caldo a 160° e cuocere per circa 40 minuti. Lasciare raffreddare e servire.

La migliore indicazione della giusta cottura è l'affondare una forchetta nel cuore del dolce: se estraendo la forchetta essa non si sarà sporcata del composto, allora vuole dire che è cotto.

Il dolce può essere fatto anche in versione budino versandolo in una forma (anch'essa imburrata e spolverata) anzichè in una teglia. Attenzione: va però cotto più a lungo e a temperatura minore, perchè il calore deve entrare più in profondità senza per questo dovere "strinare" la parte esterna.

martedì 4 dicembre 2007

Non solo ciclismo

NON SOLO BICI: L’UNIONE CICLISTICA ALTA LUNIGIANA ’04 APRE AL TRIATHLON

Novembre, tempo di letargo per il ciclismo “pedalato”. Ma non per la vita delle società, impegnate a tirare le somme della stagione appena conclusa e preparare quella successiva.

E’ così anche per l’Unione Ciclistica Alta Lunigiana ‘04, che dopo avere chiuso la stagione 2007 con una cena sociale assieme agli sponsor, al comitato UISP e ai dirigenti delle società locali, sta già scaldando i motori per il 2008. Una stagione, quella ventura, in cui la società villafranchese, senza trascurare l’attività cicloturistica per i propri associati, allestirà per il secondo anno consecutivo a Madonna del Monte il Campionato Toscano di Cronoscalata UISP e riconfermerà il suo apporto al Giro dell’Alta Lunigiana.

Nel solco della continuità si inseriscono poi due importanti novità. La prima: Alta Lunigiana ’04 si presenterà nella prossima stagione con un direttivo rinnovato. Giuseppe Vizzaccaro, dopo avere guidato il sodalizio nei quattro anni scorsi, quelli della fondazione, della crescita e dell’affermazione del team, passa il testimone a Francesco Bissoli, già vicepresidente nei due bienni precedenti, eletto dal consiglio direttivo, assieme ai nuovi vicepresidenti Mario Valenti e Giorgio Simoncini e ai riconfermati Ezio Battaglia ed Armando Pelliccia (segretario e tesoriere).

La seconda significativa novità riguarda il campo della promozione della pratica sportiva di base: a partire dal 2008 Alta Lunigiana ’04 allargherà la propria attività al triathlon: Giorgio Simoncini, professore di educazione fisica nella scuola media di Aulla e Giovanni Hinrichsen, medico e vicepresidente della Federazione Triathlon della Liguria, entrambi praticanti di questa disciplina da diversi anni, da gennaio cureranno all’interno della società villafranchese l'attività di triathlon in tutte le sue specialità (acquathlon: corsa-nuoto-corsa; duathlon: corsa-bici-corsa;triathlon: nuoto-bici-corsa). L’esperienza e la competenza professionale di Simoncini e Hinrichsen assicureranno un’attività qualificata e all’altezza degli standard qualitativi richiesti dalla Federazione, che richiede la presenza di un medico sociale e di un diplomato ISEF in ogni squadra. Saranno accolte le iscrizioni dei praticanti di tutte le età, ma con particolare attenzione per i più piccoli, a partire dai cuccioli (8/9 anni). Tra le attività proposte dalla sezione triathlon, sarà previsto un campus estivo e una gara promozionale per tutte le categorie.

Per informazioni ed iscrizioni, è disponibile il sito http://utenti.lycos.it/altalunigiana04/ oppure i contatti telefonici 338.3094013 e 340.3421243.


Nella foto: alcuni dei 42 cicloamatori dell'Unione Ciclistica Alta Lunigiana '04 in occasione del raduno sociale del 6 ottobre scorso.