5.30 del mattino. La sveglia. Nel fiume mi aspettano. Ultimo giorno. E fino a sera non sarà festa, a differenza degli altri anni: ieri ha piovuto tutto il giorno e la montatura del falò avverrà interamente oggi, con pochissimo tempo per cazzeggi, frizzi e lazzi, pena non arrivare in tempo allo scoccare della campana e all'accensione delle luci del Vescovado.
Dormirei ancora un bel pò. E' naturale, data l'ora. Se poi le prospettive sono quelle sopra accennate, a maggior ragione. Anche se quest'anno non ci sarà la solita brinata invernale che rende gelido il clima giù nel fiume fin verso le 11. Dormirei ancora, e mentre mi alzo dal letto e mi rimetto i vestiti già sporchi di ieri mi chiedo: chi me lo fa fare?
Già... chi me lo fa fare... levatacce come questa e giornate nel bosco per uno spettacolo che si esaurisce in 5 minuti... il cui esito per giunta rischia di essere tutt'altro che un successo a causa del maltempo. Chi me lo fa fare?... è una domanda che riaffiora tutti gli anni quando in autunno si tratta di cominciare con il taglio e non hai nessuna voglia di andare nel bosco... che si ripropone quando chiedi di assentarti dagli impegni lavorativi nonostante ci sia poco tempo da perdere.
E' solo in questi momenti che ti dai una risposta; è quando l'ultima alba è appena cominciata che realizzi tutto e capisci perchè ti sei buttato in quest'avventura apparentemente senza senso. Ti ci sei buttato perchè credi nell'importanza di essere parte di una storia, di essere costruttore di una identità, di fare qualcosa di grande per la gente di questa terra.
E allora accelleri i tempi lenti del risveglio, stringi con più decisione i lacci degli scarponi e pensi con gioia ai bambini dell'asilo che ieri mattina hanno fatto visita al falò e si sono fatti subito coinvolgere in questa storia antica.
Infili sciarpa e berretto e ti incammini verso il fiume pensando che anche stasera sul Ponte ci saranno tante persone quante in piazza la sera del Bancarella, a indicare che sotto una molto pontremolese scorza di indifferenza si nasconde un grande coinvolgimento popolare.
Scendendo tra le antiche case del Piagnaro con passo sempre più svelto realizzi che stai facendo la tua parte nel proseguire una tradizione che cerca di sopravvivere ai tempi moderni. Una tradizione fatta di gesti antichi e di lavoro manuale, senza la ricerca esasperata di effetti speciali o la rincorsa a qualcosa di nuovo, di stupefacente: è una sfida a un mondo che troppo spesso si emoziona per l'effimero e perde il contatto con la bellezza e il fascino autentico dell'essenzialità.
Arrivato in Piazza, sotto il Campanone che placido suona la mezza, ti rimetti in pace con quel desiderio che ogni tanto affiora: mandare al diavolo tutto e chiuderla lì con questo posto dove non c'è niente per il quale vale davvero la pena di spendersi; un paese con il quale litighi ma che al contempo ti attrae come una calamita, riportandoti lì, il 31 gennaio come il 2 luglio e in tante altre occasioni, anche quando le strade del tuo quotidiano distano migliaia di chilometri da lì.
E giunto sulla Cresa, infine, ti rendi conto che quest'alba, l'alba di San Geminiano, l'ultima alba prima del falò, è l'alba più lunga: terminerà stasera, quando la luce della pira incendiata, con tutta la sua potenza e la sua luce rischiarerà la sagoma del Campanone e del Ponte, riscaldando per qualche minuto il cuore dei pontremolesi, presenti o lontani che siano.
Tra poco le campane chiameranno alla prima messa... basta pensieri: è tempo di mettersi al lavoro.
Lò lò lò...
[La foto mi ritrae nella gelida alba del 31 gennaio 2003, mentre in attesa di cominciare a lavorare facevo colazione - ancora assonnato e con un copricapo poco trendy ma assai caldo - con una costoletta alla brace. Fu quello il San Geminiano in cui apposta per l'occasione mi precipitai a Pontremoli dal mio soggiorno fiammingo... non potevo mancare! Lo scatto in questa posa artistica mi fu "rubato" da Walter Massari quando ancora non ci conoscevamo. All'indomani del viaggio in cui io e Walter ci conoscemmo e stringemmo la nostra amicizia, l'istantanea saltò fuori da un cassetto e mi fu regalata. Per ovvi motivi la tenni ben nascosta per qualche anno. Oggi la espongo al pubblico ludibrio sperando che questo sacrifcio di immagine porti bene alla grande tradizione del falò]


















