giovedì 31 gennaio 2008

L'ultima alba

5.30 del mattino. La sveglia. Nel fiume mi aspettano. Ultimo giorno. E fino a sera non sarà festa, a differenza degli altri anni: ieri ha piovuto tutto il giorno e la montatura del falò avverrà interamente oggi, con pochissimo tempo per cazzeggi, frizzi e lazzi, pena non arrivare in tempo allo scoccare della campana e all'accensione delle luci del Vescovado.

Dormirei ancora un bel pò. E' naturale, data l'ora. Se poi le prospettive sono quelle sopra accennate, a maggior ragione. Anche se quest'anno non ci sarà la solita brinata invernale che rende gelido il clima giù nel fiume fin verso le 11. Dormirei ancora, e mentre mi alzo dal letto e mi rimetto i vestiti già sporchi di ieri mi chiedo: chi me lo fa fare?

Già... chi me lo fa fare... levatacce come questa e giornate nel bosco per uno spettacolo che si esaurisce in 5 minuti... il cui esito per giunta rischia di essere tutt'altro che un successo a causa del maltempo. Chi me lo fa fare?... è una domanda che riaffiora tutti gli anni quando in autunno si tratta di cominciare con il taglio e non hai nessuna voglia di andare nel bosco... che si ripropone quando chiedi di assentarti dagli impegni lavorativi nonostante ci sia poco tempo da perdere.

E' solo in questi momenti che ti dai una risposta; è quando l'ultima alba è appena cominciata che realizzi tutto e capisci perchè ti sei buttato in quest'avventura apparentemente senza senso. Ti ci sei buttato perchè credi nell'importanza di essere parte di una storia, di essere costruttore di una identità, di fare qualcosa di grande per la gente di questa terra.

E allora accelleri i tempi lenti del risveglio, stringi con più decisione i lacci degli scarponi e pensi con gioia ai bambini dell'asilo che ieri mattina hanno fatto visita al falò e si sono fatti subito coinvolgere in questa storia antica.

Infili sciarpa e berretto e ti incammini verso il fiume pensando che anche stasera sul Ponte ci saranno tante persone quante in piazza la sera del Bancarella, a indicare che sotto una molto pontremolese scorza di indifferenza si nasconde un grande coinvolgimento popolare.

Scendendo tra le antiche case del Piagnaro con passo sempre più svelto realizzi che stai facendo la tua parte nel proseguire una tradizione che cerca di sopravvivere ai tempi moderni. Una tradizione fatta di gesti antichi e di lavoro manuale, senza la ricerca esasperata di effetti speciali o la rincorsa a qualcosa di nuovo, di stupefacente: è una sfida a un mondo che troppo spesso si emoziona per l'effimero e perde il contatto con la bellezza e il fascino autentico dell'essenzialità.

Arrivato in Piazza, sotto il Campanone che placido suona la mezza, ti rimetti in pace con quel desiderio che ogni tanto affiora: mandare al diavolo tutto e chiuderla lì con questo posto dove non c'è niente per il quale vale davvero la pena di spendersi; un paese con il quale litighi ma che al contempo ti attrae come una calamita, riportandoti lì, il 31 gennaio come il 2 luglio e in tante altre occasioni, anche quando le strade del tuo quotidiano distano migliaia di chilometri da lì.

E giunto sulla Cresa, infine, ti rendi conto che quest'alba, l'alba di San Geminiano, l'ultima alba prima del falò, è l'alba più lunga: terminerà stasera, quando la luce della pira incendiata, con tutta la sua potenza e la sua luce rischiarerà la sagoma del Campanone e del Ponte, riscaldando per qualche minuto il cuore dei pontremolesi, presenti o lontani che siano.

Tra poco le campane chiameranno alla prima messa... basta pensieri: è tempo di mettersi al lavoro.

Lò lò lò...

[La foto mi ritrae nella gelida alba del 31 gennaio 2003, mentre in attesa di cominciare a lavorare facevo colazione - ancora assonnato e con un copricapo poco trendy ma assai caldo - con una costoletta alla brace. Fu quello il San Geminiano in cui apposta per l'occasione mi precipitai a Pontremoli dal mio soggiorno fiammingo... non potevo mancare! Lo scatto in questa posa artistica mi fu "rubato" da Walter Massari quando ancora non ci conoscevamo. All'indomani del viaggio in cui io e Walter ci conoscemmo e stringemmo la nostra amicizia, l'istantanea saltò fuori da un cassetto e mi fu regalata. Per ovvi motivi la tenni ben nascosta per qualche anno. Oggi la espongo al pubblico ludibrio sperando che questo sacrifcio di immagine porti bene alla grande tradizione del falò]

martedì 29 gennaio 2008

Sempre più in alto


Un post velocissimo prima di tornare nel fiume... la foto è dell'anno scorso, visto che non ho tempo di farmi dare quelle già scattate quest'anno con le varie digitali (io vado ancora con il vecchio "rollino" per cui per avere la stampa e la scannerizzazione ci vuole un pò di tempo...).

Dunque breve resoconto: i pali sono stati issati; ieri sera ci siamo recati in un bosco e abbiamo caricato 3 camioni di "bochi" illuminati dai fari delle macchine: scelta obbligata visto il rischio pioggia... molto bello comunque l'essere stati nel bosco al canto della civetta nell'attesa che il camion scendesse a valle e ritornasse per il carico successivo...

All'una e mezza ritorno nel fiume, breve conciliabolo sul domani e a nanna.

Stamattina il cielo ("e il cielo? E' sempre più blu!" è il tormentone del falò 2008) presenta nuvole basse e tanta foschia ma pioggia pressochè zero... e domani - dicono le previsioni - migliora!!!

Ci siamo!

Ci siamo! Nel greto del Verde le operazioni di allestimento del falò sono cominciate questa mattina alle 8. I primi trattori di bochi e i pali del camino centrale sono arrivati a valle dai nascondigli segreti. Saranno tre giorni di duro lavoro per arrivare all'accensione di giovedì sera.
Il lavoro sarà ovviamente intervallato da opportune pause, come testimonia la foto da me scattata ad un gruppo di amici fuochisti (da sinistra: Chicco, Simone, Bidio, Massimo, Fabio, MassimoCRC, Michele) lo scorso anno al Bar Luciano in una delle "pause sindacali". Del resto la "barba" degli ulsi utilizzati per comporre il falò si insinua nelle narici e nella gola del fuochista, che per questo motivo sente una continua arsura...

Un aspetto centrale adesso rimane il meteo: segui le condizioni meteo in tempo reale dal sito dell'osservatorio meteorologico SMI di Pontremoli

lunedì 28 gennaio 2008

La capanna


Da ieri nel greto del Verde la capanna-quartier generale del falò di San Geminiano è entrata in funzione. L'ingegner Danilo anche quest'anno ha costruito il rifugio per i fuochisti a ridosso del primo pilone del ponte, prodigandosi nell'allestimento di un padiglione che di anno in anno si allarga di qualche metro quadro. Quest'anno il pavimento e l'ingresso sono stati pure inghiaiati (preludio di una futura gettata di cemento?). Già in progetto per il 2009 una garitta per la guardia, l'allaccio all'acquedotto (dicono che non ce ne sia poi così bisogno, visto che il vino arriva nei fiaschi) e un privée soppalcato.
A dire la verità, forse del privée ce ne sarebbe già bisogno quest'anno. I più maliziosi con la mente vanno già a pensare ad utilizzi "sconvenienti" di questo spazio, alla trasformazione della capanna in un night... no, niente di tutto questo. Anche perchè vista la fauna non esattamente graziosa che frequenta il fiume, in certe ore più che un night la capanna assomiglia ad un nightmare.
No, semplicemente il privée sarebbe necessario per accogliere un bambino. Un bambino in fasce.
Sto già sentendo le obiezioni del resto dei fuochisti... Davide non siamo a Betlemme. Non siamo a Natale. Stiamo facendo un falò, non un presepe vivente. La religione ti sta dando di volta al cervello... è meglio che vai al Pontificale invece di venire ad accendere il falò... tutte obiezioni giuste. Lo so, lo so, avete ragione.
Il problema è che il bambino sta per arrivare davvero. Oh, mica che salverà il mondo, sia beninteso. E neanche che farà cessare il vento o allontanare le nubi nere e quanto potrebbe disturbare la buona riuscita del falò... al limite - questo richiedono i fuochisti - se è un bambino così speciale, trasformi almeno l'acqua in vino, se no berremo quello che abbiamo. Non penso sia in grado nemmeno di fare questo, il nostro bambino.
Semplicemente, meriterebbe di nascere nella capanna. Come consacrazione di una vita, quella del padre del nascituro, di "servitore della causa" del falò fin dalla fine degli anni '80. Come titolo d'onore per quest'uomo che oggi al falò si va vedere meno a causa della sua nuova e faticosa attività professionale - venditore di kebab vicino al Duomo - ma che col cuore è sempre con noi, al punto da avere concepito il proprio primogenito in modo che venga al mondo rischiarato dalla luce del sacro falò, o almeno riscaldato dalle sue eterne braci.
Caro Geminiano - non so se questo sarà il tuo vero nome, ma per ora ci piace chiamarti così - nella nostra capanna non troverai una mangiatoia in cui accomodarti, perchè al massimo troverai un abbeveratoio. Non troverai un bue a scaldarti (e neanche Il Bue, storico fuochista che tuo babbo conosce bene). Troverai però tanti asini, e il loro fiato te lo raccomando. Non verranno re magi con corone in testa e con doni preziosi, ma ci saremo noi con il nostro cappellino rosso a cantarti una soave Ninnananna che fa "lo lo lo...". Non ci saranno pastori a vegliare nella notte stellata (il meteo dice che ti devi scordare pure della notte stellata ma sicuro si sbaglia...) ma vedrai che di tiratardi fuori dalla capanna ce ne saranno diversi nelle prossime notti...
Benvenuto in anticipo, mio caro... la capanna dei fuochisti accoglierà te, papà e mamma con il rispetto e l'accoglienza che si conviene... tieniti forte, e non impressionarti!

venerdì 25 gennaio 2008

La Pravda

Qualcuno dei lettori ricorda la Pravda? La Pravda era il giornale ufficiale del PCUS ai tempi dell'Unione Sovietica. Un giornale di regime che assieme all'agenzia TASS informava il mondo di cosa accadeva di buono e di bello nell'Unione Sovietica e nei paesi satelliti. Era il giornale che informava degli avvicendamenti ai vertici del partito-stato "per motivi di salute" o che minimizzando, dopo 4 giorni ammetteva che sì, in Ucraina effettivamente c'era stato qualche problemino in una centrale nucleare. Tanto per rinfrescarci la memoria.

Ma la Pravda c'è anche a Pontremoli, lo sapete? Esce una volta sola all'anno, la settimana dopo il falò di San Nicolò. In quell'occasione utilizza la testata del popolare settimanale diocesano Il Corriere Apuano, e approfittando della capillare diffusione di questo giornale cattolico (3.000 abbonamenti tra i lunigianesi di Lunigiana e quelli in giro per il mondo), porta nelle case dei lettori il verbo del partito guelfo. Lo fa in maniera discreta... non cambia l'intestazione, non mette alcun sottotitolo, l'impaginazione e gli articoli sono sempre quelli, i collaboratori pure - quelli che fanno riferimento alla fazione di San Geminiano vengono costretti con metodi sovietici a continuare a scrivere anche in quel numero, come se nulla fosse, magari a pagina 2.

Non cambia nulla, dunque, nel passaggio da Corriere Apuano a Pravda. Tranne che i contenuti di pagina 6. E' lì che la Pravda compie la sua mirabile opera di "disinformatjie" (l'avrò scritto bene? Boh!). E' lì che i lanci di agenzia della TASS (Trionfa Ancora e Sempre San nicolò) prendono forma in articoli sul falò del rione guelfo che stravolgono la realtà. Facendo credere annualmente che "le fiamme arrivavano a lambire il torrione del Castello", "il bagliore arrivava fino alla piana di Mignegno", "non ci sono speranze per San Geminiano" o titolando "Peana per i fuochisti di San Nicolò", lasciando tra l'interdetto e il dubbioso gli ignari lettori che disperatamente si mettono alla ricerca di un conoscitore della lingua russa per tradurre il termine "peana". Per non parlare delle foto, ritoccate al Photoshop per dare l'idea di un falò prodigioso, ad opera di un esperto e giovane redattore, anch'egli un fedelissimo della fazione guelfa, che dissimula la sua appartenenza con un basso profilo che lo porta ad essere un sodale di chi, scrivendo due settimane dopo delle sorti del secondo falò, subisce una censura ferrea. Censura che opera cambiando le frasi più entusiastiche in oscure elucubrazioni letterarie.

Il numero unico per il 2008 della Pravda esce in edicola e arriva per posta nelle case dei lunigianesi proprio oggi. Sono curioso questa sera quando arrivo a casa di leggerla. Che cosa scriveranno quest'anno i bulgari redattori del semi-fallimento del loro falò? Come maschereranno la sconfitta? Quali improbabili venti o agenti atmosferici avversi addurranno come scusante della catastrofe? Ragazzi, questo numero della Pravda guelfa è da non perdere!

giovedì 24 gennaio 2008

Meno sette!

Meno sette!
Giovedì prossimo a quest'ora la forma della pira del falò sarà quasi completa... il via vai sul ponte della Cresa e sul Terrapieno si intensificherà... i primi cori inizieranno a riecheggiare nel fiume e la tensione inizierà a farsi palpabile.
Finta l'opera di montaggio all'imbrunire, mentre i fedeli si recheranno alla messa del Vescovo, i fuochisti inizieranno a scaldare i motori (a dire il vero qualcuno li avrà già caldi da un pezzo...) e a concentrasi per l'attimo finale, quello che non si può sbagliare pena il mandare in fumo (letteralmente!) mesi di lavoro: l'accensione della pira. La tensione raggiungerà il suo apice quando il Campanone comunicherà la fine delle funzioni religiose, le luci della veranda dell'Episcopio si accenderanno e la folla sul ponte si farà vociante. Sarà in quegli attimi che prenderà il via lo spettacolo delle fiamme.

[nella foto, riferita al falò dello scorso anno: nella baracca il Bazzi istruisce i fuochisti - tonici e caldi al punto giusto - su come ai suoi ordini si manovreranno le torce per l'accensione. Si vede anche chi non sta a sentire... in realtà il Bazzi è al dodicesimo tentativo di spiegazione per i più testardi...ma l'accensione sarà ugualmente perfetta]

mercoledì 23 gennaio 2008

Salame e bottiglia

Non ho molto tempo per scrivere in questi giorni... ma il falò si avvicina e bisogna mantenere viva l'attenzione.
Dunque i nostri preparativi. Sabato mattina ci siamo trovati come sempre da Roberto al Bar Luciano. Colazione e via: nel primo bosco a finire di fare le fascine di "ulso", ammucchiarle e coprirle. Al termine del lavoro, merenda a base di spongata di Corniglio (a mio avviso più buona di quella pontremolese, con più burro e più miele) e un fiasco. In nove, non è stato difficile finire tutto in pochi minuti tra una battuta da portuali e qualche amichevole sfottò...
Seconda tappa, a metà mattinata in un podere della zona ovest: a finire le fascine di rami di quercia (fondamentale per la base della pira) e a coprirle con i teloni. Al termine del lavoro, i pallonari sono andati a casa, mentre 4 resistenti hanno pranzato sotto un olivo in una bella giornata di sole a base di pane, mortadella di Bologna e una bottiglia.
Da lì, passaggio nel fiume a vedere a che punto è la costruzione della capanna quartier-generale dell'ingegner Danilo e poi via a coprire i rovi tagliati due giorni prima. Un lavoro da poco. Terminato poi a casa mia, dove con Hubert, Massimo e Michele abbiamo affettato la prima salsiccia del 2008... ancora un pò fresca ma già sufficientemente tirata. Ovviamente, accompagnata da una bottiglia di bianco e da un caffè.
E' il falò, bellezza!

lunedì 21 gennaio 2008

Il giorno dopo


Il giorno dopo il falò di San Nicolò ho scavalcato la Cisa e sono tornato al paesello ansioso di sapere come era andato il falò dei nostri rivali.
E ho saputo che è andato male. Che qualcosa era andato storto nonostante il bel tempo dell'ultimo giorno e la maestria di Angiolino nel dirigere i suoi fuochisti. Insomma, più fumo del previsto, pezzi di pira che bruciando si staccavano e rovinavano a terra, "al cimel" che non bruciava affatto bene, le fiamme che invece di elevarsi al cielo si allargavano in orizzontale. Un mezzo fallimento, insomma.

Si è affrettato a dirmelo anche Gigino, che appena ha visto me e altri con l'aria di chi stava parlando del fuoco è sceso giù dal furgoncino dell'Azga per dipingere a modo suo la disfatta.
Ci ha messo del suo Michele della bottega Liberamente, per dirmi che proprio lo spettacolo non è stato per niente tale.
E anche il vecchio Armando mi ha confermato che il noto fuochista dalla voluminosa chioma di riccioli neri (non faremo il suo nome per pietà della disfatta subìta) va a dire in giro che sì, è vero, hanno fatto una magra figura.

Solo due persone che ho incontrato continuano a spacciare come ben riuscito il falò di San Nicolò.

Uno è un amico fotografo e artista. Nel suo studio a Villafranca mi ha fatto vedere una foto del falò molto suggestiva che testimonia - da quella angolatura - come il falò "andasse su bene". In realtà per fare quella foto - scommettiamo che diventerà la foto ufficiale del falò 2008? - ha ammesso di essersi appostato in un angolo particolare del fiume perchè da lì i difetti della pira si vedevano di meno. Il punto è che pur di fare la foto che inganna la verità dei fatti, il nostro artista di stretta osservanza vaticana si è appostato così sotto il falò che, a causa della temperatura elevata, si è letteralmente ustionato la punta dell'orecchio sinistro. Fulgido esempio di dedizione alla causa.

L'altra è la signora Lucia. L'ho incontrata giù per via Garibaldi e sorridente mi è venuta incontro dicendomi del caldo che c'era sul suo terrazzo sul Magra mentre il falò bruciava, e della bellezza di questo falò mai visto, e altre lodi sperticate che adesso non sto a scrivere. A parte che si è ben guardata dal raccontarmi della coltre di cenere che ha dovuto spazzare via dal terrazzo la mattina dopo, la Lucia, simpatica signora di origini fivizzanesi, evidentemente non ha termini di paragone se non con il falò di carnevale di Posara, per cui pensa di avere visto chissà quale meraviglia. Purtroppo in quest'inganno cade ogni anno anche Cristiano, il fidanzato della figlia: lui è di Fossola e laggiù semplicemente un falò non sanno neanche cosa sia. Fortunatamente, il resto della famiglia di Lucia, i suoi figlioli e miei amici Betta ed Emanuele sapranno ammettere la verità. Ci conto.

venerdì 18 gennaio 2008

Anche domani

Anche domani nel bosco... ultimi preparativi per noi di San Geminiano. Un altro giorno di lavoro, amicizia e merenda prima di portare a valle i nostri preziosi bochi di ginestra e erica arborea.

Pronti a rispondere da par nostro al mediocre spettacolo offerto ieri sera da quelli di San Nicolò.

Buon fine settimana a tutti.

giovedì 17 gennaio 2008

Abbasso il Vaticano!

Ci siamo! Questa sera primo appuntamento con i falò pontremolesi. Il rione di San Nicolò brucerà la propria catasta alle 19 sotto il ponte Pompeo Spagnoli, illuminando in maniera suggestiva il greto del Magra e la quinta delle abitazioni di Sommoborgo che ivi si affacciano.

Storicamente il rione di San Nicolò, che si sviluppa tra i Solchetti, via Garibaldi e Porta Parma, era il quartiere guelfo della città. In età comunale la rivalità guelfi/ghibellini ahimè non si risolveva nella sfida dei falò, e fu per questo che nel 1322 Castruccio degli Antelminelli, detto il Castracani decise di separare fisicamente le due fazioni erigendo una colossale barriera muraria da fiume a fiume, battezzata in maniera molto efficace "Cacciaguerra": a nord del muro i Guelfi, a sud i Ghibellini; a nord le istituzioni religiose (le chiese di San Nicolò, San Geminiano, Santa Maria, il duomo che sorse al suo posto, il futuro palazzo vescovile), a sud quelle civili: il palazzo di giustizia, il municipio, i magazzini delle merci, le esattorie. Esattamente come oggi!

Ma a parte la collocazione delle istituzioni, di quella divisione rimane oggi solo il Cacciaguerra con la sua torre principale trasformata nel Campanone, a dividere piazza del Duomo e piazza della Repubblica e... la guerra dei falò. E vista la robusta fedeltà dei guelfi alle istituzioni papaline, questa sera i ghibellini canteranno in coro davanti alle fiamme.

lo lo lo
Abbasso San Nicolò
Abbasso il Vaticano
Evviva San Geminiano.

Per contro i guelfi risponderanno con lo stesso coro con gli "abbasso" e gli "evviva" invertiti.

In un tempo in cui guelfi e ghibellini tornano a darsele e dirsele come non accadeva da tempi che credevamo finiti, a Pontremoli, per due settimane, su queste preoccupanti divisioni si farà un po' di sana goliardia e si ritroverà il gusto di stare tutti assieme, in festa, davanti al fuoco. La (S)sapienza è forse qui da noi, sotto il Passo della Cisa, una volta tanto.

P.S. Anche se maledettamente a Pontremoli oggi non piove il falò di Sant'Antonio non riuscirà certo a lanciare in alto le sue fiamme come il nostro di San Geminiano!

(Nella foto di Marco Bertolini, il falò di San Nicolò del 2004)

mercoledì 16 gennaio 2008

Tutti sconfitti

L'annullamento della Lectio Magistralis di Benedetto XVI alla Sapienza rappresenta una sconfitta per tutti.

Una sconfitta per chi ha protestato, professori e studenti. Questi ultimi, usando una retorica e una liturgia della "manifestazione contro" oramai vecchie di 40 anni, hanno dimostrato quanto le loro proteste hanno il fiato corto e rappresentano una modo di contestare scontato (una volta il movimento studentesco almeno era creativo! oggi non riesce a produrre più un solo slogan o una sola idea nuova) e - come ha scritto Gian Enrico Rusconi su La Stampa di oggi ha come unico effetto la messa sotto accusa della laicità in quanto incapace di difendere i suoi stessi principi: la tolleranza, il confronto, la democrazia. Detta in altri termini, studenti e professori che si elevano a paladini della libertà, non accettando il libero intervento di chicchesia, dimostrano in realtà scarsa confidenza con la democrazia, apparendo assolutisti, granitici nelle loro certezze indiscutibili (salvo poi vederli concedere l'università a qualche ex-brigatista, come è accaduto in passato) ma soprattutto fascisti. Sì, lo ripeto, fascisti: come altro definire chi anche minacciando la violenza e lo scontro nega la parola a qualcuno nell'università, tempio delle idee e del confronto?

Una sconfitta per il Rettore. Un Rettore, Guarini, espressione di una classe dirigente italiana sempre più mediocre e incapace di garantire il bene comune del Paese, una classe dirigente giudicata da tutti come ripiegata sui propri interessi di potere, e per questo sempre pronta a inseguire il consenso e a rifarsi l'immagine con una bella genuflessione al Papa (se poi i genuflessi di turno sono ben lontani dall'etica cattolica, chi se ne frega! L'importante è una bella foto con il Santo Padre da ostentare come sfondo per le interviste in tv). Penso che l'atteggiamento del Rettore fosse proprio questo: apparire bene in vista al fianco di Benedetto XVI a pochi mesi dalle elezioni rettorali, previste per la primavera prossima. Perchè se davvero egli era interessato a produrre una crescita culturale per il suo ateneo, avrebbe potuto invitare il Papa, il teologo e intellettuale di fama internazionale, non ad una lectio magistralis senza contradditorio, ma a un bel convegno internazionale sui temi della fede e della scienza.

Una sconfitta per la Chiesa Cattolica italiana, a cui appartengo. Perchè se nella Curia Romana ci si può compiacere della corsa ad omaggiare il Papa, rinverdendo i fasti di un tempo lontano, tutti quanti ci dobbiamo chiedere come mai da alcuni anni, rispetto alle posizioni della Chiesa si elevano muri e nascono accesi scontri, di cui i rigurgiti anticlericali sono la naturale conseguenza. Forse che l'atteggiamento assunto negli ultimi anni dalla Chiesa italiana e dal Vaticano rispetto ai temi della presenza della Chiesa nel mondo e nella sfera pubblica sia da rivedere?
Perchè il fatto che noi cristiani siamo portatori di una Verità che ci è stata rivelata e che da un senso al nostro essere, non ci autorizza a sminuire le convinzioni dei non credenti - come sempre più spesso siamo portati a fare - sulla base delle nostre idee sul senso dell'esistenza terrena e dell'eternità. E nemmeno ci autorizza a imporre i nostri valori a fondamento delle scelte di uno stato libero e di una società complessa come quella odierna.
Non che tutte le colpe di questa situazione siano della Chiesa, ma anche a noi un serio esame di coscienza non farebbe male.

"Il miglior antidoto contro il laicismo è la laicità; il miglior antidoto contro il relativismo è la relatività" (Vittorio Bachelet, servo di Dio e sevo dello Stato, assassinato nel 1980)


Clicca qui per leggere anche l'editoriale
di Ezio Mauro su Repubblica

martedì 15 gennaio 2008

Sale la tensione!

Falò di San Nicolò, giovedì 17 gennaio 2008, ore 19, greto del Magra, Ponte Pompeo Spagnoli

Falò di San Geminiano, giovedì 31 gennaio 2008, ore 19.30, greto del Verde, Ponte della Cresa

Fervono i preparativi per la sfida dei falò pontremolesi. I guelfi del "Vaticano" sono già da oggi nel greto del Magra ad allestire la loro pira, che verrà accesa tra poco meno di 60 ore...
Noi "Zumian" abbiamo quasi terminato la raccolta e l'ammassamento dei bochi nei boschi (rigorosamente segreti) intorno a Pontremoli, mentre sotto la Cresa sta prendendo forma la capanna che farà da quartier generale delle operazioni di guardia, di allestimento della pira e di... dissetamento dei fuochisti nei fatidici giorni del patrono.
Sale dunque la febbre dei falò... lò lò lò

[nelle foto di Lara Cecchini - la prima e la terza - e di Walter Massari - la seconda - alcuni momenti del falò di San Geminiano 2007]




giovedì 10 gennaio 2008

Crossroads

Il primo "buon week end" del 2008 lo faccio con una foto in notturna del porto antico di Valletta, scattata dal terrazzo della stamberghetta due stelle dove ho alloggiato la scorsa estate.
Malta è un incredibile incrocio tra Nord e Sud (una popolazione di fatto maghrebina - basta a vederli alla guida e nella cura dell'arredamento urbano - ma con la tipica cortesia britannica, acquisita dai loro colonizzatori) e tra Est e Ovest (una forte religiosità cattolica innestata a partire dal XVI secolo sulla precedente fede musulmana: da qui la Madonna chiamata "Nostra Sultana").
Un incrocio di civiltà e di fedi nel cuore del Mediterraneo.

Noi siamo Chiesa


“Noi Siamo Chiesa” fa parte del movimento internazionale We Are Church-IMWAC, fondato a Roma nel 1996. Esso è impegnato nel rinnovamento della Chiesa Cattolica sulla base e nello spirito del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965). IMWAC è presente in venti nazioni ed opera in collegamento con gli altri movimenti per la riforma della Chiesa cattolica. Questo il Comunicato Stampa portavoce di “Noi Siamo Chiesa”, Vittorio Bellavite, in relazione alle polemiche di questi giorni sulla legge n. 194

La 194 sia meglio applicata. Si considerino solo modifiche legate alle novità medicoscientifiche. La CEI non appoggi più né “teocon” né “teodem”.

“Il Presidente della CEI Mons. Angelo Bagnasco, nell’intervista al “Corriere” di oggi, ha detto che bisogna fare molto di più per dare attuazione all’art. 1 della legge n. 194 secondo cui “ lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”. Come si può non essere d’accordo ? Anche Umberto Veronesi su “Repubblica” di oggi insiste molto su questo punto dicendo “E’ con l’informazione e l’educazione che si battono i mali”. Ma noi, cattolici, interni alla comunità ecclesiale, dobbiamo ricordare alla nostra Chiesa che, in questa direzione, il primo compito dei suoi vertici dovrebbe essere quello di modificare la sua linea contraria agli anticoncezionali, da tempo del tutto incomprensibile, di promuovere una sana educazione sessuale (invece di guardarla quasi sempre con diffidenza e stimolando soprattutto la responsabilità dei maschi) e di chiedersi perché nel nostro paese la politica per la famiglia e a favore della natalità, soprattutto nei confronti dei soggetti più bisognosi, è del tutto insufficiente nonostante che dei cattolici siano al governo del paese, in modo ininterrotto, dal 1945.

Nel merito, “Noi Siamo Chiesa” (NSC) ha sempre sostenuto che “la 194 è una legge positiva, che ha affrontato, laicamente, un reale problema sociale e che ha affermato con determinazione il valore della vita, preoccupandosi di creare le condizioni perché l’aborto sia evitato o perché, alla peggio, avvenga in condizioni accettabili, sottraendolo alla clandestinità ed alla speculazione. La legge è stata efficace e gli aborti sono molto diminuiti…..La legge non può che riconoscere e rispettare la libertà di decisione della donna in una situazione come quella della gravidanza così intimamente connessa con il suo essere fisico, psicologico e con le sue prospettive esistenziali. E, per quanto possa essere faticoso da accettare, lo stesso giudizio etico (anche quando illuminato dalla fede) deve fermarsi ed avere il massimo rispetto delle decisioni della donna, che molto spesso sono assunte in condizioni personali molto difficili. Ma, per tutte e per tutti, e soprattutto per i credenti, l’interruzione volontaria della gravidanza rimane un fatto traumatico, una violenza grave all’ordine della natura e della creazione e pone continuamente il problema della sua prevenzione” (comunicato del 10 gennaio 2006).

Ciò premesso, una eventuale modifica della 194 non dovrebbe interessare la sua struttura ma solo la presa d’atto delle novità medicoscientifiche degli ultimi trent’anni. Per fare ciò sarebbe necessario un impegno di tutto il Parlamento (superando l’attuale scontro frontale che si manifesta anche su questo problema), con il contributo degli operatori dei servizi sociosanitari e di quei cattolici che sono consapevoli delle loro responsabilità nei confronti di tutte e di tutti (ciò avvenne durante l’approvazione della legge nel 1978 portando ad un suo miglioramento).
Non contribuisce a un clima di positivo confronto la richiesta di una moratoria della legge 194 simile a quella votata dall’ONU nei confronti della pena di morte. Questo collegamento tra le due moratorie non ha una base né scientifica, né etica (Massimo Cacciari) ed è inconcepibile (Chiese evangeliche).
Non contribuisce a un clima positivo e ad una riflessione che vada a fondo delle situazioni concrete l’appoggio costante ed a tutto campo che la Presidenza della CEI dà sia ai “teocon” che ai “teodem”. “Noi Siamo Chiesa” auspica da sempre un passo indietro, da parte di chi guida la Chiesa cattolica in Italia, dall’intervento su questioni politiche e parlamentari e che l’ impegno a favore della vita da parte di tutti i cattolici si manifesti, per esempio, contro le strutture di morte, come le basi militari e gli arsenali nucleari che, invece di ridursi, proliferano nel nostro paese.”
Roma, 4 gennaio 2008


Visita il sito di Noi Siamo Chiesa

mercoledì 9 gennaio 2008

Da noi?

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha dichiarato ieri di voler riflettere all’ipotesi di «una soppressione totale della pubblicità sulle reti pubbliche» della televisione. «Auspico che venga rivisto, profondamente, l’elenco dei compiti della televisione pubblica e che si rifletta sulla soppressione totale della pubblicità sulle reti pubbliche, che potrebbero essere finanziate da una tassa più alta sugli introiti pubblicitari sulle reti private e da una tassa infinitesimale sul volume d’affari dei nuovi mezzi di comunicazione, come l’accesso a internet o alla telefonia mobile», ha detto il capo di Stato.

Ora. Liberation ha definito recentemente il presidente francese "più berlusconiano che gollista" [facendo intendere chiaramente che quella che da noi è un'etichetta distintiva, in Francia è un mezzo epiteto, ma questa è un'altra storia].
Sulla base di ciò mi chiedo: se una cosa del genere fosse pronunciata da un membro del governo italiano, il fondatore della politica berlusconiana [che dovrebbe compiacersi delle proposte del presidente francese, vuoi per il titolo affibiatogli da "Libé", vuoi per averlo sostentuto pubblicamente nella sua campagna elettorale] come risponderebbe?
Provo a buttarne giù alcune sintetiche dichiarazioni:
- comunista!
- marxista!
- liberticida!
- figlio di Stalin!
- affamatore!
- diffusore di odio!
- simpatizzante di Castro e Pol Pot!
- illiberale!
- diffamatore!

Fortunatamente nessuno farà la proposta di Sarkozy in Italia. Troppo intenti, i politici della sponda opposta ad apparire buonisti, moderati e liberali(?).

lunedì 7 gennaio 2008

Sinceri democratici

Un articolo degno di divulgazione del vecchio ma sempre acuto Giorgio Bocca, su L'Espresso di questa settimana.

"Un miliardario brianzolo ossessionato dal potere si aggira per l'Italia. Ha un nemico mortale di nome Prodi e lo insegue nelle vie e nelle piazze, nelle televisioni di cui è padrone, sui giornali, in parlamento, nei ministeri, nei campi di calcio, dovunque. (...) Ha scritturato una canea di botoli furiosi che dall'alba a notte fonda, simulando amor di patria offeso, lo insultano e lo deridono. Non c'è travaglio o sofferenza del popolo italiano di cui Prodi non sia colpevole. Rincarano le cipolle? Manca il riscaldamento su un treno di pendolari? La neve e la pioggia flagellano le città del Meridione? Subito, da cento schermi televisivi, da cento giornali, i servitori del Cavaliere, melliflui e irridenti, indicano in Prodi il colpevole, lo offrono alla rabbia e alle ire vendicative dei sudditi. E tutti attendono, con la bava alla bocca, che dia finalmente le dimissioni, che si ritiri sul natio Appennino tosco-emiliano..."

Leggi qui l'intero pezzo di Giorgio Bocca

venerdì 4 gennaio 2008

Stili di vita



Paolo Rumiz ha colpito ancora! Dopo il bel libro dal quale è stato estrapolata la citazione sotto il titolo di questo blog, rieccolo in un tentativo personale di modificare il suo stile di vita in direzioni maggiormente eco-compatibili.
7 giorni di rinuncia a automobili, cibi prodotti lontano, elettricità e altro ancora. Una esagerazione? Certamente. Una provocazione. Ovvio. Ma anche un messaggio: cambiare si può, e rende anche più felici. Cosa non da poco. Puoi leggere la cronaca della settimana ecologica di Paolo Rumiz leggendo qui il suo resoconto per La Repubblica.

mercoledì 2 gennaio 2008

Cronache Natalizie / 2

Riprendiamo con le cronache natalizie...
Sabato 29 cena a casa di Elena e Romano... una vecchia rimpatriata di amici. Gran bella serata (voto 8) a parte che il riso zucchine e gamberetti che mi è scotto mentre gli astanti indugiavano nel consumare l'antipasto... e poi mi è venuto anche un pò sciocco. Insomma, riso: voto 5. Me lo merito.

Domenica 30 non ce l'ho fatta a svegliarmi per il falò nè per la bici. Anche i più duri ogni tanto si riposano.

Nel pomeriggio partenza per Sanremo, dove ho passato Capodanno ospite di Alessandra e Umberto (voto 9+9). Anche se è imbarazzante dare voti a due insegnanti: 10 per l'ospitalità, 10 per la temperatura, 8 per la sardinara, 8 per il cazzeggio sul lungomare e il panino all'aperto in un giorno primaverile che ha depresso non poco chi sa che deve prima o poi tornare nella rigida pianura padana.

In attesa del Capodanno ho costretto Alessandra a farmi fare gli ultimi 10 km della Sanremo in macchina: Aurelia, Poggio (che salita insignificante! Voto 5: ecco perchè arrivano sempre più spesso allo sprint: fa più selezione il Pino a Terrarossa. Però la discesa è molto tecnica), Corso Cavallotti (ma perchè non riportano l'arrivo qui? Non mi dicano che non c'è spazio!), Via Roma, con l'arrivo a poche decine di metri da casa di Umberto. Oh, attraversare via Roma a piedi proprio dove c'è la linea di arrivo mi ha messo davvero in visibilio! Voto 8 e chissà che non si torni a vedere la corsa... del resto sono solo 5 ore di treno!

A proposito di treni: dopo avere girato mezza Italia a dicembre facendomi venire la nausea da orario ferroviario, non ho segnato gli orari del ritorno (mi do un bel 3 così imparo!). Morale, treno perso, cambio a Genova, arrivo a Spezia, ritorno a casa in macchina. E di corsa anche: dimenticavo che oggi è mercoledì e che dovevo consegnare un pezzo al Corriere Apuano giusto stamattina. Colpa delle Feste che comunque si beccano un bell'8, non il voto pieno perchè passano sempre troppo in fretta.

A rinfrescarmi la memoria sui miei doveri giornalistici ci ha pensato il direttore che mi ha chiamato mentre stavo per imboccare il Poggio (voto 2 per il momento inopportuno: e se fosse partita la fuga mentre ero al telefono? Voto 4 per la persona del direttore: non un decimale in più ad uno di San Nicolò a 15 giorni dal falò... Voto 9 alla figura del direttore del glorioso settimanale.)

Tonino, lo sai che scherzo, semmai leggessi queste righe...

Tornando a Sanremo - che celebro con una foto ben poco panoramica ma degna di un blog come questo: Bettini che trionfa in Via Roma nel 2003 davanti all'enfant-du-pays, Mirko Celestino di Andora e al compagno Luca Paolini - ho avuto l'impressione di un lembo di terra lontano, lontanissimo. Umberto non a caso dice che l'imperiese è come una sorta di Calabria del Nord, lontanissima dai grandi centri, Genova dista ben 160 km, Milano 300!).

Eppure è un lembo di terra con un suo fascino, almeno per il turista: l'innesto degli Appennini nelle Alpi, la vicina Francia... ma soprattutto per uno stile di vita ben lontano dalla frenesia delle grandi città del Nord (voto 2). Il mare, il porticciolo, le colline, le persone tranquille al bar ti danno l'idea di qualcosa di piacevolmente tranquillo. Naturalmente a patto di tenersi lontano dal Casinò (voto -7) e dal Teatro Ariston (-2), soprattutto nelle settimane del Festival (-198).

Ma torniamo a noi: siamo tornati sotto la Cisa (un affettuoso 10) ed è tempo di tornare a lavorare.