Sì o no? Troppo comodo prendere posizione quando si ha un lavoro a tempo indeterminato alle spalle, come capita a me.Non condanno dunque chi vota Sì, perchè vittima del ricatto capitalista (sì, dai, ritroviamo il coraggio di chiamare le cose con il loro nome) che si sostanzia nel aut-aut "o lavori alle condizioni che diciamo noi o chiudiamo tutto e ce ne andiamo in Polonia".
Piuttosto critico i faciloni che pensano che Pomigliano sia lontano, che sia il solito problema dei "Terroni" scansafatiche e assenteisti, che la cosa non li riguarda.
E invece la cosa riguarda tutti: perchè un accordo come questo apre una falla grandissima nella già sgangherata e alla deriva barca dei lavoratori italiani. Se passa a Pomigliano l'idea che il padrone (ancora sì: smettiamola di fare i perbenisti o gli interclassisti perchè ci pensiamo arricchiti: quello che comanda si chiama padrone) possa d'amblè limitare il diritto di sciopero, aumentare i turni da 10 a 18, le ore di straordinario da 40 a 80 l'anno, ridurre le pause, beh... cosa impedirà a migliaia di altri padroni di fare altrettanto in fabbriche più piccole? Niente.
E così, anche i volenterosi e sicuri che pensano di vivere sette, otto o novecento km lontani da Pomigliano, si sveglieranno e capiranno in ritardo che con la loro scrollata di spalle si cancellano 50 anni di diritti del lavoro. Evidentemente i tempi sono cambiati: trent'anni fa di fronte ad un accordo come quello di Pomigliano sarebbe sceso in piazza tutto il mondo del lavoro, non solo i diretti interessati presi tra il dramma di bere l'amaro calice o affogare nella disperazione. Oggi non è più così. Oggi si scende in piazza solo se vince la nazionale, perchè questo è il problema più grosso: come andrà la prossima partita? Era meglio convocare Cassano?



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